sabato 4 marzo 2017

Le Maldive e i retroscena di una vacanza perfetta o quasi

Dopo 10 mesi passati al caldo e umido tropicale, io e Marco ci siamo finalmente concessi 5 giorni di mare bello, di mare che si vede in cartolina, alle Maldive.
Facciamo una valigia piccola, in fretta, senza sapere bene cosa portare, vista l’ignoranza in materia di vacanza al mare, mettiamo dentro l’essenziale: costumi, crema solare e libri.
Venerdì sera partiamo, e dopo una notte passata in un hotel piuttosto squallido non lontano dall’aeroporto di Male, sabato mattina prendiamo un sea-plane e andiamo in paradiso.
Le spiagge da cartolina esistono, le Maldive esistono e sono incantevoli.
Persino l’acqua del porto è cristallina e di un azzurro accecante.
Siamo felici e bramosi di relax. All’aeroporto siamo circondati da italiani, al resort ci accolgono italiani e ci ritroviamo in Italia senza nemmeno saperlo. Il che ci va benissimo, visto il numero di aperol spritz consumati in 5 giorni e la colazione italiana con cornetti e torte.
Ci danno un upgrade e la nostra casina nell’acqua è un sogno.
Senza indugiare ci mettiamo il costume, ci facciamo un bagno scendendo dalla nostra veranda direttamente in acqua e ci addormentiamo beati sotto il sole.
Ci avventuriamo alla scoperta dell’isola, e dopo 5 minuti di orologio l’abbiamo percorsa tutta, rifatto un bagno questa volta dalla spiaggia e provato l’amaca nell’acqua, insomma si sta da Dio.
Torniamo a casa a prepararci per la cena e perché no anche una seratina romantica, visto lo stress delle ultime settimane e di quelle che ci aspettano al rientro. Io mi rilasso, il che per una stitica incancrenita come me è un miracolo e uso il nostro meraviglioso bagno a contatto con la natura (aperto con doccia all’aria fresca).
Il water si blocca. Invece di scaricare, riporta su tutto.
Imbarazzata come pochi, rientro in camera e chiedo consiglio al consorte sul da farsi.
Riprovo a sbloccarlo senza successo. E non so come, e nemmeno perché, il consorte si inalbera quando decido di chiamare la reception, volendo provare lui stesso a sbloccare il cesso. Il che è ovviamente fuori discussione.
In qualche modo, tra l’aiuto dello staff, tra un aiuto divino, il cesso si sblocca.
Io mi preparo, andiamo a cena, con un muso fino ai piedi e a letto di spalle. Day 1 alle Maldive è andato.
Il giorno dopo, decido che non posso stare in un resort fighetto, di stampo italiano (e si sa che gli italiani alla forma ci tengono) e vado a farmi manicure e pedicure (che poi non resisterà nemmeno fino alla fine della vacanza!). Ci sto più di due ore! Due ore, che avrei potuto passare al sole a bruciarmi (anche se ci sono riuscita lo stesso e nonostante la protezione 30!). Dopo due ore riemergo contenta dello smalto viola e vado a casa, dove col consorte ci si scambia qualche parola a denti ancora stretti, per una discussione che non aveva motivo di esistere.
Il giorno per fortuna procede bene, tra sole, mare, aperitivo ed eccitazione per una nuotata con le mante!
E’ da un mese che in zona si vedono le mante e lo staff ha organizzato una escursione che decidiamo di fare con tanto entusiasmo. Ci affittiamo la maschera, le pinne e tutti contenti ce ne andiamo in barca veloce a cercare le mante. Dopo un’ora di ricerca in varie zone intorno all’isola, lo staff rinuncia e le mante non si vedono. Ripieghiamo delusi e con un forte senso di sfiga addosso sullo snorkelling, che per carità ci ha fatto vedere pesci splendidi e coralli di color tufo.
Va be’, la natura è cosi, imprevedibile. Del resto il giorno dopo (e ultimo di vacanza) si scatena un temporale da paura e forse le mante se l’erano sentito e hanno deciso di dileguarsi. Per consolarci ce ne andiamo al bar per il consueto aperol spritz che a questo punto è diventato un must.
Ci portano anche le pizzette, evvai!
Un pezzettino di focaccia ha il segno dei denti, di qualcun altro.
Che in un resort da centinaia di pounds a notte è inaccettabile.
E anche lo spritz va giù a fatica.
Ma noi ce ne freghiamo e continuiamo a fare il nostro, ben sapendo che la perfezione non esiste, e cerchiamo di prendere il meglio. Vogliamo vivercela sta vacanza, il più possibile, che già dura poco, e poi si ritorna a Singapore.
Facciamo la prova di respirazione delle immersioni. Ne restiamo ‘flashiatissimi’. Io ho scoperto uno sport meraviglioso e voglio fare un’immersione, ma ovviamente ci siamo decisi troppo tardi e con un volo internazionale da prendere, l’immersione va rimandata. A quando non si sa.
L’ultimo giorno comincia la sera prima, si scatena un temporale assurdo e la nostra casina tanto privata che guarda il mare aperto è in balia del vento e delle onde. Niente bagno il giorno dopo, colazione con il maglioncino, un po’ mi girano, mi aspettavo qualche ora di sole, ma poi egoisticamente penso che è meglio cosi, mi sarebbero girati ancora di più andare via e lasciarmi alle spalle una bella giornata. Ovviamente il sea plane parte lo stesso, nonostante il vento e ci ritroviamo in aeroporto circa 5 ore prima del check-in.
GoodBye Maldive, paradiso meraviglioso, resort bellissimo nonostante la stitichezza di shampoo e gel doccia e pizzette mangiucchiate.
Andiamo a farci un giro a Malè con una guida locale che parla l’italiano benissimo.
Amici stranieri, non è vero che l’italiano si parla solo in Italia, si parla anche in resort di lusso dove donnine di mezza età combattono il tempo a siringate di botox nelle labbra e a costumi minuscoli, cosi infra da non vedersi proprio.
Dicevamo, passiamo qualche ora in giro a Malè sotto la pioggia battente, che mi “sponza” i piedi e mi arriccia i capelli in modo inguardabile. Riusciamo a farci fregare in un negozietto locale e compro una collanina di ‘coralli’. Va be’ l’unica consolazione è che almeno contribuisco all’economia locale, oltre che a fare arricchire un europeo, padrone del resort.
Partiamo in serata, dopo aver mangiato un panino al Burger King (dopo anni di voluta astinenza) e torniamo a casa con la voglia ancora intatta di relax, sole e mare, il telefonino pieno di foto di un paradiso meraviglioso e non troppo lontano.
Eccoci qui a Singapore, dove il caldo mi rende i capelli ‘barbieci’ (stoppa pura, come una bambola, peccato non averci il fisico di barbie) e i pori del viso cosi aperti che sembrano boccucce di pesciolini in cerca di ossigeno in questo caldo umido da post-monsone.
Ora della vacanza mi restano i brufoli, che puntualmente arrivano dopo il sole.
E un ricordo bellissimo.
Io alle Maldive ci torno di sicuro.

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